top of page

IL TEMPO SOSPESO DI ANGKOR WAT

  • Immagine del redattore: Sara Brasili
    Sara Brasili
  • 25 mag
  • Tempo di lettura: 6 min

Una volta ripresi dalla sconcertante umidità della Cambogia, è ora il momento di vestire i panni dell’esploratore e avventurarsi nell’immensa area archeologica di Angkor Wat. Sito patrimonio dell’UNESCO, avrebbe tutto il diritto di rientrare tra le sette meraviglie del mondo, ma forse chi le ha decretate non aveva ancora trovato questo luogo magico, ben nascosto dalla foresta cambogiana.


Alba sul tempio di Angkor.
Alba sul tempio di Angkor.

I veri appassionati di archeologia possono passare qui settimane intere, osservando ogni dettaglio intarsiato sulle mura dei templi o andando alla ricerca delle rovine più nascoste e lontane dall’area turistica principale. Se non avete ancora conseguito un dottorato a Oxford a riguardo, potete invece accontentarvi dei pacchetti che offre la biglietteria e scegliere il Pass da uno, tre o sette giorni. Con questo potrete girare tutta l’area turistica principale che si estende su una superficie di 400 km quadrati. È uno spazio davvero immenso, quindi consiglio caldamente di non utilizzare solo i piedi.

 

L’ideale è accordarsi con un autista di tuk tuk che vi accompagnerà da un tempio all’altro per tutta la giornata. Potete chiedere direttamente all’albergo dove alloggiate oppure a uno dei tanti tuk tuk che troverete in giro alla città di Siem Reap, ma fondamentale è accordarsi prima sul prezzo e sull’itinerario che vorrete seguire in modo tale da evitare fregature. In alternativa, se siete particolarmente allenati e pronti ad affrontare l’incredibile umidità e il sole cocente delle due del pomeriggio potete anche affittare delle biciclette, ma ve l’ho detto solo a scopo informativo, non ve lo consiglio. È inoltre utile portarsi dietro pranzo al sacco poiché c’è solo un grande bar (situato all’ingresso), mentre nell’area archeologica troverete solo qualche baracchino che vende snack e acqua di cocco.

 

Un evento da non perdere se avete il coraggio di alzarvi alle 4 del mattino è l’alba sul tempio di Angkor Wat. Ecco di seguito una serie di accortezze per riuscire nell’impresa:

  1. Alzatevi alle 3.30 e prendete dal fondo dello zaino quella torcia che portate sempre con voi in ogni viaggio ma ancora non vi era mai servita;

  2. Organizzatevi con il vostro autista di tuk tuk che vi verrà a prendere alle 4.00 del mattino al vostro albergo;

  3. Fatevi portare alla biglietteria dove farete il pass per i giorni che avete scelto (portate con voi il passaporto);

  4. Avviatevi senza indugio verso il tempio di Angkor Wat, dove il vostro autista vi lascerà all’ingresso;

  5. Attraversate il ponte e la prima muraglia e accendete la torcia per individuare la via verso un piccolo lago dietro al quale riuscirete a intravedere la celebre silhouette dei templi (e qualche turista posizionato sulla riva);

  6. Scegliete ora una postazione in riva al lago e non mollatela più, è importante prendere i primi posti, piazzatevi lì e aspettate pazientemente l’alba, la postazione ideale è un po’ spostati sulla destra così da avere i templi perfettamente in linea di fronte a voi.

La silhouette dei templi che man mano diventa sempre più visibile e il cielo che assume tutte le diverse sfumature dell’alba sono uno spettacolo indescrivibile. Il tutto è ovviamente reso molto meno poetico dai numerosissimi turisti che qui si affastellano e cercano di scattare mille foto e spintonano per avere la visuale migliore… è ora il momento di tirare fuori tutte le nozioni di meditazione apprese in Thailandia e fare un luuuungo respiro.


Il retro del Banteai Kdei.
Il retro del Banteai Kdei.

Una volta che il sole si è alzato e avrete fatto colazione è il momento di iniziare l’esplorazione. Noi avevamo scelto il pass di un solo giorno poiché i nostri piani di viaggio erano piuttosto serrati, ma abbiamo comunque convinto il nostro autista a fare il tour lungo (che invece è consigliato nel caso del pass di tre giorni), ovviamente ci ha odiato e alla fine eravamo tutti distrutti, ma ne è valsa ogni goccia di sudore. Ecco qui di seguito i principali templi che abbiamo visitato:

  • ANGKOR WAT: è il tempio principale che dà il nome a tutto il sito archeologico. È spesso il più gremito di turisti quindi consiglio di arrivare la mattina molto presto.

  • PRASAT KRAVAN: molto piccolo, merita una breve visita ed è all’aperto. Vi sono dei bassorilievi molto belli.

  • BANTEAI KDEI: uno de miei preferiti. Un volto gigante in marmo vi accoglierà con placido sorriso e vi osserverà varcare la soglia. È un tempio circondato da ricca vegetazione e costituito da un lungo corridoio centrale che percorre piccole stanze tutte uguali, sembrerà di seguire il percorso di un videogioco. All’ingresso, qui come in molti altri templi, siamo stati immersi nell’atmosfera da musiche tipiche khmer, suonate da anziani signori, che abbiamo poi scoperto essere reduci feriti della guerra.

  • TA PROHM: anche questo fa parte dei miei preferiti, infatti qui è stata girata la celebre scena di Tomb Raider. È un tempio le cui rovine sono state letteralmente invase dalla natura e ficus altissimi crescono sui tetti, mentre le lunghe radici ne avvolgono le pareti.

  • PRE RUP: un tempio all’aperto, piuttosto piccolo, ma dai numerosi scalini.

  • NEAK PEAN: per raggiungere questo tempio dovrete attraversare un lungo e largo pontile ondeggiante che attraversa un lago.

  • PREAH KHAN: un tempio basso, decorato da bei bassorilievi e parzialmente avvolto dalla vegetazione.

  • BAYON: uno de templi più grandi e impressionanti del complesso. È ricoperto da decine di volti giganteschi, che rappresentano il re Jayavarman VII. È uno dei templi di stampo buddhista dove il re si è voluto mostrare come un discepolo di Buddha giunto a un elevato livello di illuminazione. Divertitevi a salire le scalinate, avventurarvi per le stanze e attenzione a non perdervi!

  • PHNOM BAKHAENG: vi si arriva percorrendo un breve sentiero di una decina di minuti. Anche questo tempio fa parte del set di Tomb Raider. Se riuscirete a salire la lunga scalinata godrete di una bellissima vista dall’alto sulla giungla cambogiana e riuscirete a scorgere la famosa silhouette del tempio di Angkor.


La ricca vegetazione del Ta Prohm.
La ricca vegetazione del Ta Prohm.

BREVI CENNI STORICI SU ANGKOR

Quello che vediamo oggi è ciò che rimane dell’antica capitale del regno Khmer, che fiorì tra il IX e il XV secolo. Il tempio più importante è Angkor Wat (letteralmente Tempio di Angkor) venne fatto costruire su volere dell’imperatore Suryavarman nel XII secolo, che lo volle come suo personale mausoleo. Questi templi si inserivano all’interno di una città di quasi un milione di abitanti, il che ne faceva la più grande città nel mondo dell’epoca! Ad oggi però possiamo ammirare soltanto i templi poiché le case e anche il palazzo reale erano costruiti in legno e sono andati in rovina.


Nel complesso vi sono templi di stampo induista (la maggior parte), buddhista e Chenla (i più antichi).

Ogni tempio induista segue la stessa pianta, che vuole rappresentare la visione della terra e dell’Universo secondo la cosmologia Hindu: al centro c’è la torre principale, che rappresenta il Monte Meru ovvero il luogo dove risiedono gli dei, mentre ai quattro angoli sempre diretti verso est e verso ovest ci sono altre quattro torri, che rappresentano i quattro oceani mitologici.


Interessantissima è inoltre l’integrazione religiosa che essi rappresentano. Molti templi sono infatti costruiti come dedicati a Visnu, quindi di stampo induista, ma successivamente all’avvento del buddhismo nella regione, vennero convertiti a quest’altra devozione. Nulla di particolarmente strano in realtà in quanto molte delle leggende e degli dei della religione Induista si ritrovano anche in quella Buddhista. Gli intarsi e i bassorilievi sulle pareti vennero quindi conservate.


Questo complesso monumentale venne fatto conoscere al mondo Europeo dall’esploratore francese Henri Mouhot nel 1860, che mai si sarebbe sognato di trovarsi questi maestosi e imponenti templi nel mezzo della giungla cambogiana. Un vero e proprio tesoro. Purtroppo morì poco dopo per malaria, contratta proprio nel mezzo della giungla, delizia e rovina della sua esistenza. La sua tomba è ancora conservata nei pressi di Luang Prabang, in Laos. In realtà è da sottolineare che, come gran parte delle ‘scoperte’ fatte dagli esploratori occidentali, questo luogo non doveva essere scoperto da nessuno poiché ben noto agli abitanti locali e ancora frequentato dai monaci della zona. I templi, sono infatti tutt’ora luogo di devozione e non di rado troverete altari con incenso acceso e offerte. Pertanto è opportuno un abbigliamento rispettoso senza esposizione eccessiva delle parti del corpo, abbigliamento che consiglio comunque anche per difendersi dall’estrema umidità e dal calore!

 

Nel complesso una giornata ad Agkor è come un tuffo in un passato millenario, si esce dal tempo per vivere l’avventura che tutti noi avremmo sognato quando eravamo bambini.

Commenti


4a7c0423-7bac-4a74-bf70-0b63533a9d60.jpg

Chi sono

Sono Sara, nata nel '96, e non ho capito ancora se sono Millenial o GenZ, ma nel dubbio ho deciso di aprire un blog perchè amo il vintage. Ho vissuto a Genova, Lisbona e per un breve periodo a Rio de Janeiro. Mi piace stare lontano dalle turistate, esplorare un po' organizzata un po' per caso, ballare qualsiasi tipo di musica e andare a caccia di posti sinceri!

  • TikTok
  • Facebook
  • Instagram

© 2026 by Honest Travels. Powered and secured by Wix

bottom of page