BELÉM: TRA MONUMENTI STORICI E PASTICCERIE
- Sara Brasili
- 23 lug
- Tempo di lettura: 5 min
Il quartiere di Belém è caratterizzato da tre esperienze: una gustativa, una storica e una artistica. La quarta esperienza, ben meno piacevole è quella ‘turistica’. A Belém infatti si concentrano le poche principali attrazioni turistiche della città e diventa quindi tappa obbligata se avete poco tempo a disposizione o è la prima volta a Lisbona. Quindi se passerete da qui nel week-end o in particolare durante l’estate considerate che non sarete di certo i soli a voler visitare questo luogo e dovrete mettere in conto diverse lunghe ‘file’ per entrare nei principali monumenti. Il mio consiglio è quindi di prenotare in anticipo gli ingressi sul sito, di visitare questa parte di città in bassa stagione o in alternativa di armarvi di molta pazienza.

Come raggiungere questo quartiere dalle mille esperienze? Vi sono diverse modalità di seguito elencate, ma il punto di partenza è sempre lo stesso, ovvero la stazione di Cais do Sodrè. Da qui potete:
prendere un treno diretto verso Cascais e scendere alla fermata Belém
dirigervi alla fermata del bus di fronte alla stazione e salire sul tram 15E oppure sul bus 353
affittare una bicicletta oppure un monopattino elettrico e percorrere tutto il lungo fiume
in alternativa per il più atletici si può optare per un taxi (Bolt, Uber ecc)
Sulla strada di andata (o ritorno che sia) segnalo per gli animi più creativi il mercato LX Market, costruito in una fabbrica in disuso, dove potrete trovare diversi negozi di artigianato, un mercato di oggettistica, tatuatori, murales e locali dove pranzare o mangiare un’ottima torta al cioccolato (da Landeau Chocolate).
Torniamo però ora alle esperienze promesse in precedenza. Per quanto riguarda le vostre papille gustative, non rimarranno di certo deluse se farete tappa nel luogo dove è stato creato il Pastél de nata, il tipico dolcetto di pasta sfoglia e crema pasticcera. Solo nel caffè Fàbrica dos Pastéis de Belém si segue la ricetta originale creata dai monaci Geronimi nel XIX secolo, che viene mantenuta segreta alle altre pastelerias (pasticcerie) della città.
Questi celestiali dolcetti vennero infatti inventati nel vicino Mosteiro dos Jeronimos per venderli agli abitanti dei dintorni. I monaci, che utilizzavano il bianco d’uovo per inamidare i vestiti, inventarono questa ricetta con i tuorli che avanzavano utilizzandoli per la crema. I cittadini ne divennero presto ghiotti, ma nel 1834 il monastero dovette chiudere, a seguito della rivoluzione liberale del 1820 e l’abolizione degli ordini religiosi. Uno dei cuochi del monastero venne assunto dalla vicina pasticceria di Domingos Rafael Alves, commerciante e maestro pasticcere. Il cuoco avrebbe portato con sé il segreto dei pastéis, che iniziarono così a essere prodotti e venduti nella pasticceria di Alves a partire dal 1837. Da allora questa geniale ricetta continua a far godere centinaia e migliaia di turisti che ogni anno si siedono alla pasteleria. La coda qui è abbastanza scorrevole perché l’ambiente è grande e troverete un tavolino per vivere questa celestiale esperienza gustativa. Unico consiglio, ordinatene almeno due a testa, perché dopo il primo morso ne vorrete sicuramente un altro.

Una volta che avrete goduto di questa celestiale delizia, siete ora pronti a dirigervi verso il Mosteiro dos Jerónimos. Il monastero era una volta casa dei monaci dell’ordine dei Geronimi e fu fatto costruire dal re Manuel I per celebrare il ritorno del navigatore portoghese scopritore della rotta per l’India, ovvero Vasco da Gama. Proprio in una chiesa che sorgeva su quel terreno, infatti, la leggenda narra che il navigatore e la sua ciurma si fossero ritirati in preghiera prima di partire.
Manuel I affidò la costruzione all’architetto Diogo de Boitaca e non badò a spese per la costruzione, anche perché utilizzò i proventi delle tasse dell’importazione delle spezie orientali. E le spezie all’epoca andavano forti. Il risultato è uno dei pochi edifici che possiamo osservare in perfetto stile manuelino, termine coniato per descrivere lo stile architettonico tardo gotico portoghese fiorito proprio negli anni di potere di Manuel I, tra il 1490 e il 1520. Si tratta di uno stile particolarmente fiorito e decorato, che integra elementi marinareschi, come ancore, corde e nodi da marinai. Se avrete la pazienza di attendere in fila per l’ingresso avrete l’opportunità di osservare anche uno splendido chiostro, dove riposano diversi celebri personaggi della storia portoghese, tra cui Vasco da Gama, Luís de Camões e Fernando Pessoa. Se non avete tale pazienza, ricordatevi di prenotare con anticipo i biglietti sul loro sito!

Per concludere l’esperienza storica e assaporare l’animo esploratore del Portogallo, dirigetevi ora verso il fiume. Qui troverete dapprima il Monumento aos Descobrimentos, ovvero la statua progettata nel 1960 da Telmo Cottinelli e realizzata da Leopoldo de Almeida per commemorare le scoperte geografiche dei secoli XV e XVII. Il monumento fu costruito utilizzando un tipo di pietra calcarea presente nei dintorni di Lisbona e usata anche per la realizzazione della torre di Belém e del monastero dei Geronimi. Solennemente raffigurati in procinto di prendere il largo su una caravella vi sono i celebri esploratori: sulla prua Enrico il Navigatore con una caravella in mano; dietro di lui, sul lato che dà a occidente è ritratto il poeta Camões che porta in mano una copia delle Lusiadi, il pittore Nuno Gonçalves con una spatola ed altri famosi navigatori, cartografi e re al seguito. Al giorno d’oggi, con mente lucida, si potrebbe contestare che nessuno ha scoperto nulla, che quelle Terre dell’estremo oriente o del Sud America erano già conosciute e ben note dalle popolazioni che le abitavano e che gli imperi Occidentali vi hanno portato un eccesso di sfruttamento. Forse però possiamo vedere questa statua anche come un monumento allo slancio umano alla curiosità e alla ricerca. Che poi ognuno scelga di comportarsi al meglio con quello che troverà.

Proseguendo sul lungofiume verso destra, dirigetevi ora alla meta turistica più nota di Lisbona, la Torre de Belém. Questa torre era la prima costruzione che il marinaio, da lungo lontano da casa, vedeva della terra natìa. Qualora siate accaldati dal sole estivo, stanchi dal lungo camminare o vogliate godervi il tramonto, sostate sotto ad un ulivo nel grande prato che vi si apre di fronte. Forse sarà un impiego di tempo migliore rispetto alla scelta di visitare la Torre dall’interno. Qualora la lunga coda di turisti in fila per il biglietto non vi abbia già dissuaso, c’è infatti da considerare che le stanze sono molto spoglie e la vista non è un granché, in quanto la torre non è particolarmente alta.
Per tutti gli appassionati di Arte Contemporanea o di architettura non può invece mancare la visita al Museu de Arte Contemporânea do Centro Cultural de Belém. Questo museo, inaugurato nel 2007, fu progettato dall’italiano Vittorio Gregotti e dal portoghese Manuel Salgado. La visita alla esposizione permanente (Coleção Berardo) è molto istruttiva in quanto segue un filo narrativo cronologico che, a partire dagli anni ’20, attraversa le principali correnti artistiche Occidentali fino ad arrivare agli artisti contemporanei, esporti al Piano Terreno. Vi sono poi diverse mostre temporanee che cambiano ogni stagione. Se non volete visitare il museo potete anche semplicemente attraversarne i cortili per apprezzarne l’architettura o sfruttare la frescura della terrazza che si affaccia sul Tejo.

Per tutti gli appassionati di arte e design, segnalo inoltre altri due musei. Il primo è il MAAT che si trova sulla strada per raggiungere Belém, da cui anche si gode di un’ottima vista sul fiume Tejo. Il secondo, questa volta lontano dalle rive del fiume, è la Fundação Calouste Gulbenkian, fondata dal ricchissimo commerciante di petrolio armeno di cui porta il nome. Il Museo fu inaugurato nel 1969 per raccogliere la sua eclettica collezione, che spazia dall’antico Egitto a quadri di Rembrandt e Degas. Anche in questo caso anche solo la struttura architettonica e il giardino valgono la visita.




Commenti