CENNI STORICI: IL TERREMOTO DI LISBONA DEL 1755
- Sara Brasili
- 23 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Il 1755 è una data cardine per conoscere la storia di Lisbona. Alcuni vi diranno che è il 1962, anno in cui il Benfica vinse lo scudetto battendo il Real Madrid ad Amsterdam, ma se volete fare colpo sui vostri amici in viaggio a Lisbona, non potete non conoscere questa data o la storia del Marchese di Pombal.

La notte tra il 1 e il 2 novembre del 1755 i lisbonesi furono svegliati da un grande boato e dopo qualche minuto di immobile stupore, il letto, il pavimento e le pantofole sotto i loro piedi iniziarono a tremare. Ebbero così inizio i lunghissimi 7 minuti di scosse che causarono la distruzione di gran parte della città come la conoscevano fino ad allora. Come se non bastasse, in quanto nazione affacciata sul mare, al terremoto conseguì la comparsa di diverse onde gigantesche, che dall’oceano rientrarono nell’estuario del Tejo fino alle zone della città sulla riva del fiume, distruggendo quanto era ancora rimasto in piedi. Infine, il lunghissimo terremoto provocò diversi incedi in giro per la città, a causa dell’utilizzo di lampade a olio per illuminare le notti e all’abbondante impiego del legno nella costruzione delle case.
Quello che i lisbonesi trovarono alle luci dell’alba era un centro città completamente distrutto. Dove la sera prima sorgevano case, umili botteghe, palazzi della nobiltà e piazze ora vi era un cumulo di macerie, avvolte da fiamme che continuarono a divampare per diversi giorni.
Una catastrofe naturale aveva senza preavviso spazzato via la capitale e le certezze di uno degli imperi coloniali più potenti del XVIII secolo. Da allora iniziò un lento declino della potenza Portoghese che aveva in pugno gran parte degli Oceani e, nonostante in seguito riuscirono a ricostruire una Lisbona più bella e più grande di prima, il Portogallo non riacquistò mai completamente il ruolo centrale che aveva avuto nei secoli precedenti tra gli stati coloniali. La notizia viaggiò veloce (relativamente per l’epoca) per le strade d’Europa. In un periodo dove l’Illuminismo vedeva l’uomo completamente padrone del suo destino, questo avvenimento sollevò un altro terremoto che sconquassò le radici del pensiero illuminista, tanto da ispirare Voltaire a scrivere il suo pamphlet di critica al pensiero positivista, il Candido.
Dopo l’iniziale stupore venne poi il momento di pensare alla ricostruzione della città. Il compito fu affidato a nientedimeno che il Marchese di Pombal, il quale non era esattamente un architetto e pertanto si rivolse all’urbanista Manuel de Maia per stilare il progetto di ricostruzione. Dopo aver scandagliato con sguardo accigliato le varie proposte, scelse una strategia insieme politica e paesaggistica: la zona Bassa di Lisbona non sarebbe stata ricostruita sulla vecchia pianta tardo-medievale, fatta di viuzze strette, intricate e di case addossate le une alle altre, pronte a cadere alla minima scossa. Baixa sarebbe stata ricostruita con una pianta a scacchiera, percorsa da ampi vie, sulle quali si potessero affacciare alti palazzi costruiti tutti con lo stesso stile uniforme. Ai proprietari degli isolati sarebbe stato concesso solo di scegliere i colori con cui dipingere le facciate per non turbare l’armonia del nuovo quartiere.

Fu uno dei primi modelli di ingegneria antisismica che vennero applicati in Europa, utilizzando quindi una soluzione razionale per far fronte a una catastrofe naturale, senza affidarsi alla superstizione. Una mossa che ben rispecchiava il pensiero illuminista dell’epoca. Nacque così la Baixa Pombalina, ispirata a piante di città che possiamo osservare anche a Parigi, Barcellona e Madrid, ma con il tocco tipico del Marchese di Pombal. Tale pianta poneva però un problema: i palazzi così distanziati, pur avendo molti piani, non potevano sostenere la medesima densità di popolazione precedente. Questo problema non frenò il progetto del Marchese, che semplicemente espropriò dei loro terreni i proprietari delle case distrutte dal terremoto. Per far fronte alla necessità di nuove abitazioni nacquero quindi nuovi nuclei abitativi, formando gli attuali quartieri di Lapa, Estrela e Rato, che sorsero attorno alle principali fabbriche del tempo, come quella della Seta, dei Cappelli e dei Pettini.
La ricostruzione di ciò che era andato distrutto in una sola notte durò diversi secoli. La fatica dei lavoratori riecheggia tutt’ora nel monumento a loro dedicato, nel mezzo della piazza che deve a loro il nome, ovvero Praça dos Restauradores.



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